Piccozza. Come scegliere il modello più adatto

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Avete finalmente deciso di aprirvi al mondo dell’alpinismo, magari iscrivendovi a quel corso che i vostri amici vi consigliavano da tanto? Bene, è arrivato allora il momento di dotarvi dell’attrezzatura minima e indispensabile per diventare alpinisti provetti. Una scelta mica facile! Ogni elemento che andrà a costituire il vostro equipaggiamento dovrà essere selezionato con attenzione, per garantirvi comfort e sicurezza. Oggi vediamo quali siano le regole da seguire per scegliere la piccozza che fa per voi.

Cosa è una piccozza?

Partiamo dalle basi, per chiarirci cosa sia e a cosa serva una piccozza. Andiamo a dare uno sguardo nientemeno che all’enciclopedia Treccani:

Piccòzza s. f. [der. di picco1]. Strumento usato nell’alpinismo su ghiaccio o neve dura, formato da un manico di frassino liscio o, più spesso, di metallo con impugnatura di gomma, che termina inferiormente con un puntale d’acciaio, mentre l’estremità superiore è costituita da una testa, pure d’acciaio, comprendente la paletta e il becco (a punta generalmente tronca) più o meno seghettato nella parte inferiore e più o meno incurvato a seconda dell’uso che si fa dell’attrezzo: è lunga normalmente 60-70 cm ma può ridursi anche a 45 cm e quando è usata come mezzo di progressione, per es. nella piolet-traction, e serve per gradinare, per la progressione su pendii ripidi o, confitta nella neve dalla parte del puntale, come bastone di appoggio o, in cordata, come ancoraggio”.

Già che ci siamo, un po’ di storia!

La piccozza ha un’origine sì antica ma non quanto si possa immaginare. Gli alpinisti di inizio XX secolo non disponevano propriamente di piccozze ma di bastoni da montagna (alpenstock). Sostanzialmente un bastone ferrato con una punta all’estremità inferiore e un’ascia anteriore, utile per scavare tacche dove appoggiare con più stabilità i piedi.

Nel corso del XX secolo il bastone evolve. Si arriva alla becca, che si poteva piantare nel ghiaccio per facilitare la progressione, e poi alla paletta per scavare i gradini. Il manico di legno viene sostituito con leghe sempre più leggere. Oggi le tipologie di piccozze sono così numerose che possiamo tranquillamente parlare di un mondo della piccozza. Andiamo a scoprirne i dettagli che ci interessano di più.

Quanti tipi di piccozza esistono?

Esistono essenzialmente 4 categorie di modelli di piccozza:

  • Classiche. Perfette per le salite di media difficoltà su terreno misto ma anche trekking su neve e attraversamento di ghiacciai. Non adatte a pareti verticali ma dotate di eccellenti qualità di ancoraggio fino a pendii di media-alta pendenza.
  • Tecniche. Modelli adatti a salite difficili su neve, ghiaccio e misto, anche su pareti ghiacciate verticali. Si tratta di piccozze ergonomiche, con possibilità di molteplici impugnature, dotate di ottime qualità di ancoraggio su ghiaccio.
  • Per dry tooling e cascate di ghiaccio
  • Per scialpinismo (ultraleggere)

Ci sono anche modelli polivalenti, idonei al contempo per alpinismo classico e cascate di ghiaccio.

Risulta chiaro che per scegliere la piccozza dobbiamo sapere cosa vogliamo fare. Comprendere dunque a quale delle precedenti categorie puntare. Una volta definito ciò si passa ai dettagli.

Materiale

La piccozza da alpinismo si compone principalmente di tre materiali: acciaio, alluminio e carbonio. Il primo, estremamente resistente all’usura, non brilla per leggerezza. Al contrario, l’alluminio eccelle in leggerezza ma non risulta idoneo per attività in verticale. Il carbonio è la soluzione ottimale: leggero, resistente ma decisamente più costoso.

Parti della piccozza

Salewa Alpine X

La piccozza si compone fondamentalmente di tre parti:

Tre parti che possono comporre un monoblocco o prevedere un montaggio “modulare”, con possibilità di cambiare i singoli pezzi.

Le categorie di piccozze sopra elencate si differenziano tra loro per le caratteristiche di queste tre parti. Che possono differire in termini di materiale e forma.

Testa

Si compone di una lama detta “becca” e di una “paletta”, o in alternativa di una massa battente (“martello”). Quasi sempre si trova realizzata in leghe di acciaio, più di rado in titanio. Esistono poi modelli più leggeri che presentano teste in alluminio o leghe di alluminio.

La testa può presentarsi come un monoblocco fissato al manico/staccabile dal manico o essere dotata di becca e paletta intercambiabili (parti modulari).

Sulla testa si trova solitamente un foro che consente il collegamento di un laccio/dragonne.

Manico 

Il manico può essere dritto o curvo. Generalmente è realizzato in alluminio, con diversi spessori che ne determinano peso e resistenza. L’impugnatura, spesso in gomma, può essere modulare e intercambiabile.

Esistono anche vari accessori che consentono di aumentare il grip (es. rivestimenti del manico, solitamente in gomma), o di migliorare la presa e proteggere le dita (appoggi e proteggi dita).

La lunghezza del manico è una caratteristica di estrema importanza nella scelta della piccozza. Il range di dimensioni va da 50 cm a 1 metro. Vedremo successivamente il perché di tale importanza.

Puntale

È la parte finale del manico, con funzione di facilitare la penetrazione della piccozza nella neve o nel ghiaccio, consentendo progressione e assicurazione per cordate nel campo dell’alpinismo classico. Nel tecnico tale funzione viene meno in quanto si salgono pareti verticali, dunque non serve infiggerla verticalmente nel ghiaccio. Il puntale può dunque essere assente.

È costruito solitamente in materiale diverso dal manico, in quanto deve essere più resistente. Nella maggior parte dei casi il puntale è in acciaio. Ci sono però modelli in cui si trova fabbricato in alluminio. Nel puntale può essere presente un foro per il moschettonaggio.

Dragonne

Si tratta di un laccio che aiuta nell’impugnatura della picca. Per le piccozze classiche la funzione della dragonne è semplicemente di evitare che l’alpinista perda la picca. Si tratta generalmente di un laccio attaccato tramite un gancio scorrevole al manico, che va chiuso sul polso. È anche detto “touring”.

Nelle piccozze tecniche la dragonne facilita il movimento di braccio e polso nella fase in cui si picchia la piccozza nella parete ghiacciata. Può inoltre consentire di scaricare parte del peso quando si è appesi. La dragonne tecnica si collega da un lato alla testa (al foro cui accennavamo prima), dall’altra al polso. Solitamente è dotata di regolazioni.

Le piccozze possono essere vendute con dragonne inclusa o meno.

Lunghezza e incurvatura

Sono le due caratteristiche distintive di una piccozza, dettate come anticipavamo, dal manico. Si distinguono tre tipologie per lunghezza:

  • Corta 
  • Media (55-65 cm)
  • Lunga (70-75 cm)

E tre per incurvatura:

  • Dritta
  • Leggermente incurvata
  • Molto incurvata

Siamo pronti per sintetizzare le caratteristiche principali delle diverse tipologie di piccozze in commercio.

Caratteristiche della piccozza classica

Piccozza lunga a manico dritto per escursionismo d’alta quota. Non parliamo dunque ancora di alpinismo ma di trekking su pendenze inferiori ai 30 gradi.

Piccozza a manico dritto (o poco incurvato) di media lunghezza per alpinismo classico. Piccozze troppo lunghe risulterebbero ingombranti e poco utili.

Becca con curvatura verso il basso non molto accentuata, con dentatura tale da consentire sia la penetrazione per ancoraggio che la gradinatura.

La piccozza classica è sempre dotata di puntale.

Caratteristiche della piccozza tecnica

La scelta della piccozza tecnica inizia a diventare complessa. Sul mercato si trovano infatti innumerevoli soluzioni per becca – manico – impugnatura. Soluzioni tra l’altro per tutte le tasche. In generale la becca mostra una curvatura verso il basso molto accentuata.

Se si neofiti di alpinismo invernale e ci si prefigge salite su neve e ghiaccio non estremamente difficili (fino a 45° di pendenza), può bastare una piccozza con manico leggermente ricurvo e dentellatura della becca abbastanza pronunciata.

Oltre i 45° solitamente si usano due piccozze. Conviene dotarsi dunque di una con paletta e una con martello, così da avere pronti entrambi gli strumenti. Il martello servirà all’occorrenza per piantare chiodi, la paletta per pulire la neve laddove necessario.

Caratteristiche della piccozza da cascata di ghiaccio

Si tratta di un attrezzo molto tecnico, studiato per competizioni e salite di alta difficoltà. La forma del manico è molto ricurva e la becca è a banana.

Se per le piccozze più dritte il manico rappresenta in sostanza uno strumento di appoggio, in questo caso assolve alla sua vera funzione. Deve pertanto presentare una impugnatura comoda possibilmente gommata per evitare inopportuni scivolamenti della mano. Sul fondo del manico deve essere presente un puntale, utile a realizzare punti di sicurezza.

Caratteristiche della piccozza da scialpinismo

Anche dette ultraleggere, presentano lunghezza medio-corta (in fase di approccio allo scialpinismo meglio optare per una media) e incurvatura leggera.

Brand di riferimento

Prezzo

Dai 50 € ai 350€. I costi più elevati corrispondono a piccozze tecniche di alto livello.