Valanghe e ARTVA. Cosa è, come si usa, quando usarlo

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Con l’arrivo della neve invernale scatta la voglia di salire in quota e divertirsi con piccozza e ramponi, sci, ciaspole e perché no, in qualche semplice passeggiata sul manto nevoso. Indipendentemente dal livello di difficoltà dell’attività outdoor che ci apprestiamo a svolgere, la montagna esige prudenza. Le valanghe infatti non sono fenomeni che si verificano esclusivamente a quote alte, interessando esclusivamente pendii altamente scoscesi. Di cronache in merito è pieno il web. Le slavine non guardano in faccia a nessuno e travolgono tutto ciò che trovano lungo il cammino: alberi, rifugi, strade, scendendo di quota anche per chilometri a velocità che possono raggiungere e superare i 100 kmh.

Dopo avervi spaventati abbastanza, cerchiamo di capire come convivere con il terrore delle valanghe. Per prima cosa, nei giorni e ore precedenti alla nostra uscita, è bene controllare i bollettini del rischio valanghe emessi dall’ARPA regionale, che trovate dunque sui siti dei singoli enti, o la sintesi di questi ultimi sul sito AINEVA.

Valutate le condizioni di fattibilità dell’uscita in montagna, la prudenza non è mai troppa ed ecco che allora il consiglio che si sente sempre più spesso fornire dagli esperti è di dotarsi di ARTVA. Cerchiamo di capire cosa sia, come si usi tale strumento e quando sia opportuno portarlo con sé.

Cosa è l’ARTVA?

L’ARTVA (Apparecchio di Ricerca dei Travolti in Valanga), detto anche ARVA (Appareil de Recherche de Victimes en Avalanche, termine non più usato) è uno strumento che serve alla localizzazione di persone travolte da valanga.

L’ARTVA è sostanzialmente una ricetrasmittente di segnale che funziona sulla frequenza di 457 kHz: utilizzato in modalità di trasmissione per essere localizzati, viene commutato in modalità di ricezione per localizzare apparecchi in modalità di trasmissione all’interno della sua portata.

In caso di seppellimento da neve si deve tener presente che:

  • entro i primi 15 minuti dal seppellimento le probabilità di trovare persone in vita sono del 93%;
  • tra i 15 e 45 minuti dal seppellimento si osserva un forte calo della probabilità di sopravvivenza che passano dal 93% al 25% circa; in tale periodo subentra la morte per asfissia per tutti i sepolti che non dispongono una cavità d’aria in cui respirare;
  • da 45 a 90 minuti, una piccola percentuale di persone (circa il 20%) può sopravvivere se dispone di una certa quantità d’aria ed ha sufficiente libertà toracica per i movimenti respiratori;
  • tra i 90 e i 130 minuti si muore per ipotermia.

Quanti modelli di ARTVA esistono?

Tanti, tantissimi. In circolazione si trovano strumenti più datati, analogici, e più innovativi, digitali. In entrambi i casi per utilizzarli servono competenze specifiche.

Dove imparare a usare l’ARTVA

Online, soprattutto sui siti delle sezioni CAI, si trovano slide di lezioni sull’uso dell’ARTVA. Ma non bastano. Consideriamoli approfondimenti. Di base è consigliato seguire delle giornate di formazione specifica gestite da guide alpine o sezioni CAI.

Chi deve imparare a usarlo?

Sarebbe bene rispondere “tutti”. Escursionisti a piedi, ciaspolatori, freeriders, snowboardisti, alpinisti etc.

L’uso dell’ARTVA è obbligatorio?

In teoria sì, in tutte le regioni italiane e in qualunque situazione le condizioni climatiche e della neve facciano sussistere un rischio valanga. A stabilirlo è la legge nazionale n. 363 del 24 dicembre 2003 “Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo” pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 3 del 5 gennaio 2004.

Ad essere precisi,la legge nazionale non parla espressamente di ARVA o ARTVA ma di “appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo intervento di soccorso”. E lo fa nell’articolo 17 che riguarda nello specifico lo scialpinismo e lo sci fuori pista.

Su scala regionale la legge è stata recepita e rimodulata, in alcuni casi ampliando espressamente l’obbligo a escursionisti e ciaspolatori. Ad esempio la Valle d’Aosta e l’Abruzzo obbligano soltanto gli scialpinisti. Lombardia e Piemonte estendono l’obbligo a sciatori fuori pista, sci alpinisti e  escursionisti”. Il FVG aggiunge i ciaspolatori. In sintesi, informatevi bene in relazione alle disposizioni della vostra regione.

L’ARTVA basta per “salvarsi” in caso di valanga?

Kit autosoccorso Ortovox

Avrete sentito spesso parlare di “kit di autosoccorso”. Si tratta di un trio di strumenti da avere con sé per affrontare una emergenza da valanga: l’ARTVA, una pala e una sonda.

L’ARTVA, come anticipavamo, consente a chi è sepolto di inviare un segnale ad un altro ARTVA presente in un certo raggio d’azione, richiamando così i soccorsi sul punto preciso di seppellimento. Ma se non fossimo noi le “vittime” della valanga?

In caso di ricezione di un segnale da parte dell’ARTVA indosso a un corpo sepolto, il soccorritore deve recarsi immediatamente sul posto e utilizzare una sonda, in verticale, per localizzare con precisione il corpo. Quindi iniziare a scavare con una pala.

Anche per pala e sonda serve formazione?

La risposta è sì. Si hanno 15 minuti, come dicevamo precedentemente, per tentare di salvare una persona sepolta. Non c’è tempo di improvvisare. Anche in questo caso ci si può rivolgere a guide alpine o sezioni CAI.

Come scegliere l’ARTVA

Considerata la molteplicità di modelli sul mercato, cerchiamo di capire come scegliere l’ARTVA che fa per noi.

Regola numero 1: per l’ARTVA non si bada al risparmio. Stiamo parlando di uno strumento salvavita! Ovviamente non stiamo dicendo di prendere l’ultimo modello Wow sul mercato ma, come spesso già abbiamo consigliato in altre occasioni, valutare bene il rapporto qualità – prezzo.

Solo ARTVA o kit?

Essere trovati o essere anche in grado di trovare un amico sepolto? Questa è la domanda di partenza per rispondere a tale quesito. Va da sé che la risposta piuttosto ovvia sia “dotiamoci di un kit” così da essere utili a noi stessi e agli altri.

ARTVA analogico o digitale?

Consiglio spassionato: lasciamo i modelli analogici al passato. Se proprio volete sentirvi analogici, puntate su modelli nuovi e non di seconda mano. Il problema degli analogici è che potrebbero rivelarsi incompatibili con gli ARTVA di nuova generazione. Inoltre spesso presentano una distanza massima di ricezione inferiore ai moderni digitali.

3 antenne is meglio che 1

Già che abbiamo citato la distanza di ricezione, cerchiamo di capire da cosa dipenda. Il primo fattore è dato dal numero di antenne incorporate nello strumento.

Gli ARTVA di base, più economici, presentano di norma almeno due antenne. I più desueti ne avevano una sola. Considerate che ogni antenna trasmette in una singola direzione. Avere tre antenne, una che trasmetta in orizzontale, una in verticale e una di traverso è il top. Il raggio solitamente è di minimo 20 metri. Ci sono modelli che arrivano anche a 70/80 metri.

Quanto costano ARTVA e kit?

Un dispositivo ARTVA costa da poco meno di €200 fino a oltre €300. La pala va in genere da €40 a a €80, la sonda da €30 a €100. Un set composto da ARTVA, pala e sonda di buona qualità si aggira attorno ai 300 €.

I brand di riferimento

  • ORTOVOX
  • BCA
  • MAMMUT
  • ARVA
  • PIEPS

I modelli più consigliati

Opzione noleggio

I kit di autosoccorso sono disponibili a noleggio in tutte le principali località sciistiche d’Italia. Il noleggio può avere durata di un giorno o più, con pacchetti agevolati in base al numero di giorni di fruizione. Il costo medio è di 15€ al giorno.

Ortovox ci spiega come usare l’ARTVA

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